Un clichè dei telefilm americani è solito affermare che il sesso cambia tutto e talvolta lo rovina, lo compromette. Io credo che invece il problema risieda a monte. Prima. Non è il sesso. Nella storia sono esistite storie d’amore portate avanti per anni senza sesso. Talvolta gli amori che si ricordano con più affetto ed emozione sono quelli adolescenziali in cui spesso il sesso non c’è nemmeno. Il problema è l’idea. Il pensiero. Il cambiamento di equilibrio. Quella situazione per cui dire un “ciao” poi non è più la stessa cosa. Quella condizione per cui le parole che prima venivano pronunciate senza pensarci poi vengono ponderate. Quello stato mentale per cui si analizzano espressioni e atteggiamenti della persona con cui si entra in relazione. Il problema è l’adrenalina. L’adrenalina della tensione che si accompagna ai salti di qualità delle relazioni. Il problema è un bacio: dato, non dato, alle volte non conta nemmeno… basta l’idea nell’aria e la percezione della possibilità concreta a cambiare le cose. E poi? E poi quanto viene dopo è la matrice della letteratura, della commedia e della tragedia. Si è di fronte ad un bivio. Lanciarsi o fare marcia indietro. Restare o fuggire. Oppure, nel più inerziale dei casi, affrontare il ventaglio delle possibilità, combattere la legnosità dell’imbarazzo, guardare avanti ed essere quelli di sempre. Quelli di prima: ma con la consapevolezza che indietro non si può tornare.
Se "Una farfalla, sbattendo le ali in America, potrebbe provocare un ciclone in Asia" allora ogni passo che facciamo in una qualsivoglia direzione potrebbe potenzialmente sconvolgerci la vita.
"fino a che non va a segno è tutto da giocare"
mercoledì 15 settembre 2010
martedì 20 luglio 2010
Sussurrando parole di saggezza "Let it be"
Il sole sulla pelle. Quello che riscalda anche se non c’è attrito. Quello del primo giorno di mare. Quello che si accompagna alla pesantezza sulle palpebre e al profumo di doposole. L’aria calda del giorno che dicono essere il più caldo di quest’estate anomala. Io qui, in una camera che non ha più nulla di me se non i suppellettili scelti quando ancora la mia vita era qui. Sono dieci giorni che non fumo ma stasera una sigarettina è proprio quello che ci vorrebbe. Giro per casa alla ricerca di qualche pacchetto nascosto. Un tempo c’era l’abitudine in questa famiglia di tenere un portasigarette da sala sempre fornito per gli ospiti. Abitudine evidentemente persa da quando qui non fuma più nessuno. Frugo in camera e in mezzo a scatoloni mai svuotati emergono ricordi. Apro cassetti e con essi emergono pezzi di vita che sono rimasti chiusi lì per anni. Forse sarebbe stato meglio rimanessero lì. Non mi tradisco mai. Infatti in un pacchetto stropicciato, in mezzo a scontrini, centesimi e mollette per i capelli trovo una Malboro ammaccata. Una Malboro rovesciata. Insana moda di qualche anno fa’ di rovesciare per ogni pacchetto importante una sigaretta. La sigaretta del desiderio. Ironico: che desiderio avessi espresso allora nemmeno lo ricordo più. L’accendino nel pacchetto è stilosissimo ma esaurito. Poco male. Nella mia ricerca di tabacco ho trovato un altro reperto archeologico. Una delle tre scatole di fiammiferi formato famiglia con stampa della Londra ottocentesca. Kitchissimo regalo di mio fratello di ritorno dalla vacanza studio inglese. Poi si lamentano che io abbia iniziato a fumare. Con un regalo così a dodici anni le ipotesi sono due: o il mio caro fratellino mi stava simpaticamente invitando a darmi fuoco, oppure voleva iniziarmi ai goliardici piaceri di Tabacco essendo troppo piccola per gli altri due. Ricordo che quel regalo per me fu ugualmente magico, quando Londra sembrava lontanissima e le vacanze studio sembravano la frontiera dell’emancipazione. Ad oggi vivo da sola da sei anni e sono stata a Londra tre volte. Sì, col tempo le prospettive cambiano decisamente. In terrazza c’è un piacevole venticello e i tetti della città sono illuminati dalle luci ambrate del centro storico. IPod nelle orecchie. Come al solito canzoni che hanno un tempismo perfetto. Across the universe che mi accompagna attraverso il mio universo personale. I cerini sono talmente vecchi che nemmeno si accendono più. La sigaretta sa di tutto, sa di passato, sa di viaggio ma non di tabacco. Ha il sapore della canfora dei cappotti e un retrogusto di incenso del mio adolescenziale taccuino indiano fatto a mano. Across the universe, Pezzi di vetro ed infine Let it be. Se non credessi già per conto mio alle coincidenze dovrei ugualmente pensare che il congegno elettronico che ho attaccato ai timpani stia tentando di dirmi qualcosa. Attraverso il mio personalissimo universo di ricordi mi ritrovo ad ascoltare la colonna sonora che mi ha accompagnato nella decisione di abbandonare questo posto e poco dopo a sentire i Beatles che mi consigliano “let it be”. La sigaretta è finita, il vento si è fermato e dalla piazza proviene il suono sgraziato di una composizione elettronica. La poesia di questo attimo è finita. Forse è proprio il caso di lasciare che sia, di abbandonare il passato alle spalle, di chiudere il cerchio dei ricordi. Il coperchio dei ricordi. Di lasciare che tutto rimanga qui dov’è… perché il mio posto è altrove.
sabato 26 giugno 2010
DICONO
Dicono. Dicono che non bisognerebbe mai essere troppo duri con gli altri. Ma soprattutto con sé stessi. Dicono che sarebbe meglio non tagliare i ponti, perché non puoi mai sapere quante volte dovrai ripassare per quella strada. Dicono tutto e il contrario di tutto. Ma la realtà è che quando si tratta della tua vita niente conta. Nessun consiglio. Nessuna raccomandazione. Nulla conta. Sono solo parole alle quali ci si aggrappa per appoggiare la propria teoria. Per placare il senso di colpa. Per essere sicuri della propria scelta in un momento di confusione. Dicono anche che questo non si chiami vivere ma sopravvivere. Allora quante sono le persone che sopravvivono e basta? Tante. Forse troppe. Dicono che chi si lascia trascinare dagli eventi alle volte viva meglio. Ma, come prevedibile, questo contraddice altre cose dette. Dicono anche che scegliere è un gran rischio, ma che ne vale la pena. Solo se sei disposto a soffrire. E a quel punto ti trovi nella condizione di ascoltare quanto “dicono”. Credo che quando Quasimodo scrisse: “Ognuno sta solo sul cuor della terra/trafitto da un raggio di sole:/ed è subito sera” avesse dimenticato di citare la nube delle cose che “dicono” nella quale si è immersi nel mentre.
mercoledì 26 maggio 2010
CAVALLO O SOMARO DA CIRCO A STRISCE?
Perché sarò ancora una volta qui invece che a dormire proprio non lo so. Sarà che i pensieri in questa città si posano solo quando, apparentemente, con il buio, sembra che anche lei smetta di correre e trovi pace. Oggi mi sono fermata sul balcone di casa. Questa stanza di 20mq che mi ha accompagnato per tanti anni, questi tramonti rossi che solo Milano sa regalare, visti da qui, un po’ mi mancheranno. E’ vero: c’è lo smog, è tossica, la gente è stressata e fatica ad arrivare a fine mese, la spesa si fa alle nove di sera se va bene ma… ma questa città ha un suo fascino. Ci sono un sacco di cose che nella nostra vita sono tossiche, ci fanno male, faremmo forse meglio ad accantonarle ma continuiamo a portarle avanti, a farle, a caderci e a rituffarcici. Forse in fin dei conti hanno lo stesso fascino. Stasera la mia colonna sonora è “Il negozio di antiquariato” di Niccolò Fabi. Saranno almeno sette anni che non ascoltavo questa canzone. O almeno che non mi capitava di canticchiarmela nella testa. L’ultima volta ero in romagna e il vento mi sfrecciava tra i capelli a bordo di una cabrio in una sera d’agosto sulla strada a scorrimento veloce che da Pesaro porta a Riccione. Anche quelle serate poi non portavano a niente se non a ricordi. Ma ancora non ho smesso. Non c’è più una cabrio ma le serate che non portano a nulla ci sono ancora. E ora come allora si ripetono perché hanno un loro fascino e nella memoria lasciano sorrisi e profumi. Ora come allora ci sono situazioni e persone sospese che sono dei grandi, immensi, mastodontici punti interrogativi: strade o percorsi? Ora come allora mi chiedo dove sia il posto della meraviglia, perché più cresco e più diventa nascosto… e questo tesoro? E’ già difficile trovare un arcobaleno, figuriamoci il tesoro alla fine. E quello che avevo accanto nel letto il più delle volte si rendeva conto troppo tardi che io avrei potuto essere il suo tesoro. Talvolta anche io ho commesso lo stesso errore. Una parte di me è ancora quella post teen-ager che ascoltando questa canzone si chiedeva se mai sarebbe riuscita ad azzeccare i tempi per questa “caccia al tesoro”. Dicono che se senti rumore di zoccoli dovresti pensare al cavallo e non alla zebra. Ma stasera ho il dubbio che la maggior parte di noi si farebbe scappare Varenne sotto il naso per inseguire un qualsiasi somaro da circo colorato a strisce solo per il gusto del “diverso”. “Non si può entrare in un negozio e poi lamentarsi che tutto abbia un prezzo”. Tocca solo sperare che quando saremo merce il mercante giochi al rialzo e che comprando i nostri occhi non confondano lo stagno con l’oro.
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venerdì 14 maggio 2010
L'ARTE DI MASTICARE
Dovrei essere altrove a fare altro. Invece sono qui a pensare. Ancora una volta una canzone che apre una voragine nei miei pensieri. Questa volta “Oh, Darling!” dei Beatles nella versione di “Across the Universe”. Mi chiedo perché siano sempre uomini a scrivere canzoni. O almeno nella maggioranza dei casi. Tutte le canzoni d’amore che al momento mi vengono in mente hanno un soggetto maschile che canta e si strugge per una fantomatica donna. Che poi tutto questo pianto finisca per trasformarsi in un fiume d’insulti nella canzone successiva è tutta un’altra storia. Mi chiedo se quegli uomini che scrivevano canzoni come “Oh, Darling” esistano ancora o se tutte queste canzoni siano solo uno sfogo tardivo per una rottura che hanno causato loro stessi con il loro comportamento “maschio”. Come affermava il saggio Liga “si farebbe un secolo prima per lui e per lei se lei tornasse vestita soltanto del bicchiere”. Allora perché le cose non si dicono mai in faccia a tempo debito, quando potrebbe esserci ancora una soluzione possibile? Perché tutto si porta alla logorazione più totale quando i bicchieri si vorrebbero scagliare e basta?
Mio nonno e mia nonna sono rimasti insieme per una vita. Anche nei momenti difficili, anche quando mia nonna era uno straccio e quando mio nonno era stanco, lui aveva sempre una parola dolce per lei. Fino al giorno in cui è morto qualunque cosa facesse mia nonna lui sorridente le rispondeva “ecco la mia signora”. La mia signora. Tutto questo mi appare inconciliabile con le situazioni che ho sotto gli occhi ogni giorno o con quello che leggo sui giornali. Forse quando mia nonna e mio nonno stavano insieme prima di sposarsi non si poteva realmente conoscere la persona con cui si sarebbe trascorso il resto della vita. I fidanzamenti erano anni di sguardi, mezze parole, incroci furtivi di mani, attese e aspettative che montavano in segreto. E quando ti sposavi avevi una vita per conoscere realmente la persona che ti stava affianco. E ogni giorno era una nuova sorpresa. Non ti stancavi mai. Forse, la soluzione stava proprio lì. Come mi disse un giorno un folle saggio “il segreto sta nell’imparare a masticare le cose”.
martedì 11 maggio 2010
ALTRO CHE CLEOPATRA... MISS FELICITA' HA FATTO DI PEGGIO
Per la serie "pensieri deliranti sotto la doccia". Ieri notte mi sono trovata a meditare sulla felicità. Tutta colpa della selezione casuale del mio i-Pod che ha scelto una canzone dei Negrita. E sul ritornello martellante è partito il film.
"Che rumore fa la felicità?" quella del portone che si chiude alle spalle dopo una lunga giornata o il trillo di un telefono? Alle volte me lo sono chiesta. Forse è un respiro familiare, oppure il sibilo del vento mentre sei incantata alla fermata del tram e rifletti. Forse non esiste. Oppure non la vediamo. Magari c'hanno preso tutti in giro e si è persa insieme al Sacro Graal centinaia di anni fa. E' una cosa che tieni lì nella speranza che un giorno si concretizzi... sì... dai, un pò come quando davanti allo specchio parli alla tua immagine riflessa, sperando che quella parte adulta di te prima o poi risponda e dia una dritta alla parte immatura di te, che la fa da padrone nell'anima come fosse un teppistello di paese.
E se per paura alla Felicità dai un calcio in faccia? Lei che fa? Soffre? Piange? Sanguina? No quelli siamo noi, perché la Felicità se ne frega... tutti la rincorrono e lei, immateriale, salta da una mente all'altra. E se la ghigna a vedere i nostri pensieri. Milioni di persone che nell'arco della storia hanno fatto di tutto per averla e lei forse si è concessa ma non si è mai data... che grande meretrice, lei si che ci sa fare...
Forse è amica della Fortuna. E per capirla bisogna essere ciechi. Sì, ciechi. Ecco perchè quando la inseguiamo chiudiamo gli occhi stretti stretti, e quando lei, la Felicità, ci si concede non vediamo più nulla e facciamo cose sciocche.
Come tante cose nella vita, a valutarla "razionalmente" lei, miss Felicità, dovremmo solo mandarla a quel paese, ma come si fa con tante persone nell'arco della vita, credo che la cercheremo ancora per un po', nonostante tutti i suoi difetti, nonostante tutto ciò sia profondamente irrazionale. Perché quando poi ti bacia, sì, si fa perdonare un sacco di cose...
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